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Viaggio in Sud America

¡Adiós America!

Arrivando a ogni nuova città il viaggiatore ritrova un suo passato che non sapeva più d’avere: l’estraneità di ciò che non sei più o non possiedi più t’aspetta al varco nei luoghi estranei e non posseduti.

Italo Calvino

Mi piace viaggiare con calma, con discreta curiosità e sensibilità. Rientrato ora a casa con un nuovo bagaglio ricchissimo di ricordi e forti emozioni che mi accompagneranno per sempre. Le esperienze vissute con grandi emozioni sembrano persistere più a lungo nel nostro cervello, più vivide ed accurate.

Cinque settimane, tre Paesi, due frontiere superate via terra, nove aerei, un autobus notturno e uno diurno, diverse migliaia di chilometri percorsi in auto, due autostop. Città effervescenti e paesaggi straordinari. Dai 4200 metri fino alla depressione del Pantanal, dai 35 gradi di Bonito ai 2 del Tatío. Dalle Ande, altissime e bellissime, fino alla sconfinata pampa argentina. E due volte sul tropico del Capricorno.

Dal vigoroso Pacifico che si infrange sulle coste del Cile al deserto più arido del mondo; dall’affascinante altiplano fra Cile e Argentina, fino alle montagne di Córdoba. Dalla forza impressionante delle cascate alla calma dei fiumi dal Pantanal, dalla foresta atlantica alla savana umida.

La natura è sempre straordinaria, però credo che siano le persone che fanno i viaggi! Ho avuto il privilegio di viaggiare quasi sempre con amici, tutti pronti ad accogliermi, farmi entrare nelle loro vite per qualche giorno, guidarmi e prendersi cura di me. I momenti straordinari insieme sono stati innumerevoli. E dove non c’erano loro, la piccola comunità di Ocumazo mi ha accolto a braccia aperte. ¡Gracias! Obrigado!

La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo.

Fernando Pessoa
Constanza e Rodrigo (Santiago de Chile). Photo @ Valparaíso.
Fernando (Córdoba). Photo @ Los Gigantes.
Luiza e Fernando (Porto Alegre). Photo @ Iguazú.
Isadora e Rafael (Sao Paulo). Photo @ Pantanal.

Viaggio nel viaggio, mi sono divertito a scrivere questo blog e spero sia piaciuto anche a te che stai leggendo! Un racconto timido, curioso e passionale (cit.) Sicuramente ripeterò questa esperienza, se Mirko mi aiuta! Per concludere questo racconto, in Brasile esiste un concetto straordinario che mi accompagnerà: saudade!

Non è vero. Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. […] La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in Primavera quel che si era visto in Estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre.

José Saramago
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Brasile Viaggio in Sud America

São Paulo

Atterriamo da Campo Grande nella notte di venerdì 17. Isadora e Rafael mi accolgono nel loro grazioso appartamento nel quartiere Bosque da Saúde. Sono contenti di farmi assaggiare la pizza e un ottimo Malbec argentino. Pizza buona, all’italiana anche se i racconti sulle stranezze con la pizza sono molto divertenti. Per esempio c’è la quattro formaggi con il bordo ripieno di cioccolata o la margherita con il bordo di sushi.

Sabato la giornata è decisamente fresca e grigia. Il quartiere di Isadora e Rafael è tranquillo, un mix tra edifici moderni e zone ancora in via di sviluppo. Per le strade, praticamente, nessuno. Mi colpiscono le tante case basse che si affacciano sulle strade all’ombra di palazzi più alti e i numerosi sali scendi, con salite molto, molto ripide. Iniziamo con una bella passeggiata nel parco Ibirapuera dove tanti paulisti fanno sport, suonano, ballano o si rilassano. È impressionante e molto affascinante osservare il melting pot di São Paulo. Credo che qui siano presenti tutte le tonalità di colori di pelle. Rafael e Isadora mi raccontano sia della schiavitù terminata a fine 1800, che delle diverse migrazioni da Europa, Africa, Giappone, Cina, Corea e Medio Oriente. E sono tutti brasiliani! Uno spettacolo!

L’albero di Isadora

Dopo il parco è ora della celebre Avenida Paulista, l’arteria principale di São Paulo lunga poco meno di 3 km. Negozi, bar e ristoranti si alternano a uffici e banche. La strada non è affollata, come il resto della città, perché molti brasiliani sono in vacanza.

Al Centro Cultural Itaú ammiriamo una bella esposizione di disegni e carte geografiche sulla storia del Brasile.

Flora, fauna, la storia degli indios dell’Amazzonia e delle prime esplorazioni del continente Americano. Impresionanti le prime descrizioni degli europei sugli indios. Furono studiati come animali e portati in Europa per esibirsi in diverse corti. Diversi i racconti sul cannibalismo.

Al centro: “Gli indii natii di questi paesi mangiano carne umana”

Importante e toccante la sezione sulla schiavitù, terminata solo nel 1888 per volere della principessa Isabella. 5 milioni di africani furono trasportati in Brasile tra il ‘500 e l’ 800. L’economia brasiliana si fondava su questa terribile pratica.

Whether black, mulatto or white, every Brazilian today is the result of this tragic historical chapter.

Sempre sull’Avenida Paulista, esemplare la libreria Cultura, tre piani ricchi di libri, eventi e molto affollata di paulisti.

São Paulo è anche divertimento, ottimo cibo e ovviamente ottime caipirinha. Iniziamo con la miglior caipirinha di São Paulo, da Veloso, in un’atmosfera serena, rilassata e divertente! Colori brillanti e gusto impeccabile!

Concludiamo la mia ultima serata in Sud America con un meraviglioso Rodizio, in una super Churrascaria! Carne argentina cucinata alla brasiliana. Dal Cile al Brasile passando per l’Argentina, tutti d’accordo che è la migliore combinazione in assoluto. Confermo! Tanti tagli differenti, tutti molto succulenti! Ci mostrano anche con piacere la griglia!

Sabato notte, solo un terzo della griglia è in funzione per cucinare la costela per il pranzo di domenica.

Domenica mattina ci svegliamo con un po’ di inevitable tristezza per l’imminente partenza. Decidiamo per un bel giro al mercato settimanale di Sauji. La frutta tropicale, le noci, i fagioli e le innumerevoli varietà di banane rendono molto colorito il mercato. I venditori sono simpatici e si divertono a farci assaggiare frutti dolcissimi! Assaggiamo il celebre pasteis con carne secca e il succo della canna da zucchero.

Ci dirigiamo in auto verso l’aeroporto e le mie due guide eccezionali decidono per un rapido tour in auto nel centro, quartiere Libertade, il quartiere giapponese e cinese. Sembra davvero di essere in Asia. Passiamo davanti alla cattedrale ed è impressionante il numero di senzatetto accampati in tende. Un piccolo spazio verde qui significa una tenda per chi non ha una casa dove vivere. In pieno centro ci sono diversi edifici occupati e la strada verso l’aeroporto costeggia una grande favelas. Il Brasile è anche questo. Rafael mi racconta che con gli ultimi governi la povertà è incrementata e il numero di senzatetto è cresciuto del 40 %. Piccoli segnali di miglioramento nell’ultimo anno.

A São Paulo bisogna sapere dove si può andare, e dove no. E in che orario si può andare. Il tema della sicurezza mi ha toccato molto in questo viaggio perché impatta fortemente sulla vita delle persone. C’è chi sceglie di vivere in un condominio piuttosto che in una casa singola, e chi magari a teatro non va perché non si sente sicuro. Con Rafael, Isadora e Fernando ho avuto modo di parlare di diversi temi su questo immenso e popoloso Paese: economia, istruzione, le “cotas” per accedere alle università, indios, il punto di vista degli europei; ma anche tradizioni, musica, cibo. E la natura. Perché il Brasile per me è natura, foreste, alberi giganti, fiumi, animali affascinanti e uccelli coloratissimi. Il colore per me è il verde! E non a caso è anche il colore principale della bandiera brasiliana!

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Brasile Viaggio in Sud America

Miranda. Un assaggio di Pantanal

Il Pantanal è l’area umida più estesa del nostro affascinante pianeta. Per il 75 % si trova in Brasile, negli stati di Mato Grosso e Mato Grosso du Sul. Il resto si trova in Bolivia e Paraguay. Decidiamo di dedicare un pomeriggio alla fazenda San Francisco, nei pressi di Miranda per assaporare il cuore di questo ecosistema.

Diverse lagune e fiumi emergono tra la foresta. Il Pantanal è sicuramente uno degli ambienti con la maggior biodiversità del mondo. Innumerevoli le specie di uccelli, pesci e piante. Tra gli altri, vivono qui anche la celebre anaconda che può raggiungere i nove metri di lunghezza, il boa constrictor, il tapiro, il giaguaro, la onça pintada.

Iniziamo il giro in barca su un piccolo affluente del rio Miranda e il paesaggio è favoloso. Un fiume verde ricoperto interamente da ninfee e un mare di libellule in volo sono lo sfondo speciale di questo viaggio. La barca avanza molto lentamente nel silenzio della foresta. Circondati dalle zanzare peschiamo piraña, osserviamo uccelli e avvvistiamo diversi caimani. La luce del tardo pomeriggio è incantevole e le libellule brillano. Questo è il Pantanal e ne sono davvero affascinato!

Falchi, avvoltoi, emú, maguari (specie di cicogne), pappagalli e tucani sono numerosi. In fazenda osserviamo pappagalli e ara blu e il capibara, il più grande roditore terrestre. La varietà dei frutti presenti è impressionante ed è per me molto difficile ricordare tutti i nomi.

Il capibara

Sulla strada del ritorno a Bonito siamo fortunatissimi: vediamo il formichiere, l’armadillo e un cielo stellato mozzafiato. Fermiamo l’auto e spegniamo le luci nel mezzo della strada deserta, in contemplazione.

Sicuramente prima o poi tornerò nel Pantanal, un po’ più a nord, per rivivere questo ambiente straordinario, affascinante e così ricco di natura, e perché no, magari vedere l’anaconda.

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Brasile Viaggio in Sud America

Bonito. Avventura e relax

Saluto con gioia Isadora e Rafael all’aeroporto di Campo Grande. Ho conosciuto Isadora a Montpellier nel 2011 in Erasmus. Scherzavamo sempre su quale sarebbe stato il mio primo viaggio in Sud America, Argentina o Brasile. La risposta è in questo viaggio!

Trascorriamo la notte di domenica nei pressi della capitale dello Stato Mato Grosso du Sul. Lunedì mattina partiamo presto destinazione Bonito, una piccola cittadina all’estremità inferiore del Pantanal Sud, a circa 300 km da Campo Grande.

Bonito è meta per eccellenza da circa 20 anni dell’ecoturismo. Ogni attrazione pubblica è in concessione ad una società diversa per ogni località, mentre tutte le altre sono gestite da fazendas private. Tutto va prenotato in anticipo tramite agenzia locale e i numeri di accesso sono regolamentati in base alla fragilità del luogo. Si va dalle 20 persone al giorno alle 350. Tutto è organizzato molto bene, sempre in piccoli gruppi, al fine di ridurre l’impatto ambientale su questo ecosistema straordinario. Il turismo è totalmente brasiliano, in cinque giorni incontriamo solo 3 stranieri e solo una guida parlava inglese. Ma Isadora e Rafael sono sempre disponibili a tradurre!

Iniziamo le nostre avventure facendo snorkeling nel rio Sucurí. Vanta le acque più cristalline del Brasile e, a dire dalla guida, terzo nel mondo. L’esperienza è meravigliosa. Nuotare immersi tra i pesci e farsi trasportare dalla corrente nel silenzio più assoluto. Un po’ di meditazione nella natura. L’acqua è un incanto, e il fiume scorre lento tra la foresta, dove mi godo i suoni di uccelli e cicale, il verde brillante della vegetazione. Rafael è pescatore, così mi spiega con passione tutti i pesci che vediamo.

Per questa esperienza non ho scattato foto a causa dell’attività in acqua. Ho così scaricato alcune immagini dal sito ufficiale di Bonito Ecotour.

L’indomani ci aspetta Abismo Anhumas. Ci calano in una grotta profonda 72 m. Woow!! Effettuiamo un giro in barca per osservare tutte le formazioni carsiche e terminiamo nuotando nella grotta per osservare le enormi formazioni coniche immerse sott’acqua. L’acqua raggiunge una profondità di circa 20 metri. Quando finalmente i raggi del sole penetrano nella grotta, lo spettacolo è mozzafiato. Mi piacciono le grotte per il buio, il silenzio e l’atmosfera di rispetto che si crea.

Mercoledì mattina iniziamo con il Buraco das Araras. Una naturale cavità enorme, profonda circa 100 m e circonferenza 500 m. In alto sulle impervie pareti gli ara scarlatti nidificano in fessure profonde fino a un metro e mezzo. Nascondono così le loro uova dai tucani e serpenti. Vederli in volo con i loro colori brillanti e ascoltare il loro canto è un incanto della natura. Mi affascinano ed entrano nella lista dei miei uccelli preferiti insieme al Pellicano australiano e al Condor andino. Sono anche molto fedeli. Si accoppiano a circa tre anni e non cambiano mai partner durante tutta la vita.

Nel pomeriggio ci aspetta l’esplorazione del rio da Prata, in una fazenda privata. Il pranzo è casalingo e ottimo. La fazenda è molto rilassante! Iniziamo con una camminata nella foresta con la speranza di incontrare il mitico sucurí, l’ananconda, ma non siamo fortunati. Giunti al fiume, ci immergiamo e veniamo trasportati dalle sue acque chiare e molto ricche di pesci. Terminiamo la giornata rilasandoci a lungo su delle comode amache al suono dei piccoli pappagalli. Anche in questo caso, vista l’attività di snorkeling non ho scattato foto; quelle sottostanti sono tratte dal sito di Rio da Prata.

Giovedì giornata intera a Boca da Onça. La Onça pintada è una specie di giaguaro che vive solo qui. Durante il trekking nel cerrado (savana tropicale), osserviamo numerose cascate, facciamo il bagno nei diversi fiumi e ci divertiamo sotto il fragore delle cascate! Nuovamente il relax sull’amaca è meritato!

Concludiamo venerdì mattina con la grotta del lago Azul. La camminata è semplice, ma la grotta è molto affascinante a causa della luce che filtra e illumina l’acqua di un vivace azzurro.

Sono stati giorni ricchi di attività entusiasmanti, in una natura da preservare con attenzione. Isadora e Rafael hanno organizzato tutto nei minimi dettagli e sono stati ottime guide. Ho trovato tutto molto, molto rilassante e non dimenticherò il verde brillante che ci ha circondato sempre.

Bonito offre anche una ricca varietà di piatti locali, principalmente pesci. Assaggiamo il pacu grigliato, la traira e il piraputanga fritti. La traira è un pesce preistorico, mentre il piraputanga è il pesce dalla coda rossa con il quale abbiamo nuotato a lungo nei fiumi.

Ripartiamo con destinazione Campo Grande, ci attendono circa quattro ora in auto. Il paesaggio cambia costantemente, ma è sempre molto, molto verde. Dal pantanal al cerrado, alle sterminate piantagioni di soia e agli allevamenti di bovini. Il volo per Sao Paolo ci condurrà nella città più estesa e popolosa del Sud America, per l’ultimo weekend di questo viaggio straordinario.

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Argentina Brasile Viaggio in Sud America

Iguazú

Venerdì 10, dopo pranzo, Fernando mi accompagna al piccolo aeroporto di Córdoba. Lo saluto con un po’ di tristezza, quella buona, che ci aiuta a capire che qualcosa ci mancherà. Fernando mi ha fatto amare la sua Córdoba e l’Argentina, in modo molto autentico. Grazie Fernando!

Giungo in serata a Puerto Iguazú, provincia di Misiones. L’indomani incontro Fernando, un mio amico brasiliano conosciuto in Erasmus in Francia, e la sua compagna Luiza. Insieme esploreremo le maestose cascate Iguazú. Primo giorno, lato Argentino. E iniziamo subito con il botto, la Garganta del Diablo!

È il salto più imponente di tutto il complesso. L’acqua ci bagna completamente e il fragore che genera è davvero forte! La nube creata dalla cascata è visibile da lontano e impedisce di vedere la fine del salto di acqua nel fiume sottostante. Una vera forza della natura!

Procediamo nel parco nazionale, attraverso la mata atlántica, la foresta pluviale atlantica. Una varietà impressionante di piante che crescono l’una sull’altra, ragni enormi, farfalle e libellule colorate e iguane. La vista sulle cascate cambia di continuo e nuovi scorci si aprono ai nostri occhi. Luiza è esperta di piante, così mi mostra con gioia tutto ciò che conosce.

Due regali finali all’interno del parco, per coronare la giornata. Un caimano assonnato e un serpente che danza tra due alberi saltando tra i rami. Ammiriamo entrambi con meraviglia e silenzio!

Al termine della giornata, passiamo la frontiera ed entriamo in Brasile, nella città di Foz do Iguacu. Adiós Argentina! In un supermercato, Fernando e Luiza mi mostrano con allegria la grande varietà di frutti e prodotti di cui il Brasile è ricchissimo. Noto anche la varietà dei prodotti italiani. Il Brasile è infatti il secondo Paese al mondo per numero di italiani. Ottima anche la cena con Feijão Tropeiro e Escondidinho de Carne Seca, e naturalmente Caipirinha.

Domenica pomeriggio terminiamo l’esplorazione delle cascate con il parco nazionale dal lato brasiliano. Il cammino è decisamente più corto, bastano un paio di ore, ma la vista è molto affascinante! Da questo lato si apprezza la forza del fiume Iguazú dopo le cascate, che invece appare calmissimo e lento prima dei salti impressionanti tra 40 e 80 m di altezza.

Dedichiamo l’intera mattinata al bellissimo Parque das Aves. Nel parco si possono ammirare tucani, arara e pappagalli coloratissimi, farfalle, iguane, gufi e molti altri uccelli della foresta atlantica. Di questo ambiente originario è rimasto solo l’8% ed esiste solo in Brasile. Nella mata atlántica sono presenti più di 200 specie di rettili, 891 specie di uccelli e oltre 20 mila specie di piante. Osservare la natura della foresta è meraviglioso. Colori vivaci, suoni e profumi rendono speciale questa camminata. Il parco è impegnato in diversi progetti per la salvaguardia di specie a rischio di estinzione e oltre la metà degli uccelli presenti sono stati salvati dalla tratta illegale. Deforestazione e tratta di volatili mettono costantemente in pericolo diverse specie. Ottimo il lavoro del parco per la divulgazione dei loro progetti.

Nel tardo pomeriggio un primo volo ci porta all’aeroporto di Sao Paolo dove saluto con gioia Fernando e Luiza che sono state due ottime guide e compagni di viaggio! Il secondo volo della giornata mi condurrà a Campo Grande, Mato Grosso do Sul, per incontrare Isadora e Rafael. È stato un ottimo fine settimana, un brillante assaggio della affascinante natura brasiliana. Bonito ci aspetta!

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Argentina Viaggio in Sud America

Sierras Chicas e Alta Gracia

Córdoba è circondata da due catene montuose, Sierras Grandes, dove abbiamo esplorato los Gigantes, e Sierras Chicas. Alla seconda dedichiamo una lunga esplorazione in camioneta, prima tappa la bellissima Candonga.
Proseguiamo verso i luoghi di infanzia di Fernando, la casa dei nonni, tra colli e fiumi dove fare il bagno.
Mortaio comune della popolazione precolombina a bordo del fiume.
I giorni nella Sierra Chica prevedono la visita ai musei di Alta Gracia, e iniziamo con la casa d’infanzia di Ernesto Guevara.
Impresionanti i suoi primi viaggi per il Sud America, dove rimane colpito dalle grandi disuguaglianze che flagellano la popolazione. In particolare, il primo viaggio di 4000 km lo effettua con una bicicletta italiana, Garelli, alla quale monta un motore Micrón.
La Poderosa II
Proseguiamo con l’interessante casa museo di Manuel de Falla, che trasferitosi in Argentina dalla Spagna, si stabilisce ad Alta Gracia per affrontare la tubercolosi.
Terminiamo con le sculture di Gabriel Dubois. Nel pomeriggio visitiamo due località curiose. La cittadina di General Belgrano è costruita tutta in stile tedesco e sembra di essere in Baviera. Si festeggia anche l’Oktoberfest. Terminiamo la giornata a la Cumbrecita, un grazioso villaggio completamente pedonale tra le montagne. Anche qui lo stile è tedesco. Gli immigrati tedeschi giunti qui negli anni 40, decisero infatti di costruire i villaggi ricreando i loro ambienti di provenienza.
Piccolo imprevisto. Ormai tardi, torniamo alla nostra auto, ma questa volta la camioneta ci lascia a piedi. Gomma bucata. Affrontiamo la situazione con estrema calma argentina. Innanzitutto preparo un mate, mentre Fernando chiede aiuto alla Polizia. Loro chiamano i pompieri, che chiamano a loro volta un gommista locale. Ci viene incontro, porta la ruota nella sua officina e torna mezz’ora dopo con la ruota riparata. Che bello! Fernando mi ripete che a lui, la gente di Córdoba piace tanto! E anche a me!
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Argentina Viaggio in Sud America

Los Gigantes

Anche Fernando ama andare in montagna, così la mia ottima guida organizza una bella e intensa camminata presso Los Gigantes, nella Sierra Grande de Córdoba.

Iniziamo a salire con un forte vento, molte nubi e una visibilità di certo non delle migliori.

Il nome della località è dovuto alle spettacolari formazioni rocciose che prendono la forma di volti mostruosi. Stupendo. Saliamo felici tra i numerosi quarzi che risplendono sul cammino. Raggiungiamo il celebre Mogote alla fine del cammino, ma decidiamo di rimandare l’ascesa a causa delle condizioni meteo.

Fernando mi racconta del forte impatto umano sulla vegetazione e di come esso modifichi irrimediabilmente il suolo. L’allevamento di bovini ha causato disastri e la scomparsa degli alberi autoctoni. Così, mi mostra felicissimo un progetto di riforestazione, dove sono stati piantati alberi autoctoni e le mucche non possono enterare. Percorriamo la valle in modo decisamente avventuroso, ma il risultato è sorprendente!!

Finalmente un po’ di sole ci permette di apprezzare meglio il paesaggio.

Sulla via del ritorno, ormai al termine del nostro trekking, riceviamo uno straordinario regalo. Un Cóndor Andino volteggia vicinissimo sopra le nostre teste per diversi minuti. Riusciamo a distinguere il bianco delle ali e del collo e il marrone della testa. Si distinguono bene anche le dita che possiede al termine delle ali. Il silenzio assoluto ci permette anche di ascoltare il suono del suo liberare nel cielo blu. Osserviamo incantati la maestosità di questo volatile, il più grande uccello terrestre. Un’emozione unica, un paio di minuti indimenticabili!

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Estancias Jesuíticas

La provincia di Córdoba ha diverse Estancias Jesuíticas che visitiamo con molto piacere e sorpresa! Luoghi affascinanti di architettura coloniale.

Iniziamo con Santa Catalina dove purtroppo si può visitare solo la chiesa perché è privata e la famiglia Díaz ancora vive in questa dimora.

Proseguiamo con Estancia Caroya.

A seguito della cacciata dei gesuiti da parte del Re di Spagna, e con l’introduzione della riforma di Avellaneda sull’immigrazione in Argentina, nel 1878 si stabilí qui una colonia di immigrati friulani.

Una bella storia di sacrifici, ma anche di successo. I testi dell’epoca raccontano: “Los italianos llegado a Argentina en grandes grupos eran laboriosos, de incomparable resistencia y perseverantes; soportaron los trabajos nel campo aún bajo las inclemencias del tiempo, afrontaron un futuro incierto”

Nei pressi della Estancia, una cooperativa di 34 soci friuliani fondò, sempre in quegli anni, anche una cantina, che ovviamente non manchiamo di visitare. Cantina storica, con macchinari d’epoca e persino un alambicco per la grappa.

Terminiamo con la Estancia Alta Gracia. A differenza delle precedenti, questa si trova ormai nel centro di una graziosa cittadina a Sud di Córdoba.

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Remi, guarda che bella Córdoba!

Domenica 5 arrivo a Córdoba di buon mattino, al termine del mio viaggio in autobus notturno da San Salvador de Jujuy. Viaggio tranquillo e confortevole. In Argentina si viaggia in autobus! Alla stazione degli autobus di Córdoba mi aspetta Fernando che non vedo da sei anni.

Trascorriamo la domenica in modo assolutamente tradizionale, in famiglia: asado, piscina, relax e mate. E qui l’asado è più che un’arte! Sofia, Liliana, Mario e Nicola mi accolgono nella loro famiglia Argentina di origini italiane. Bienvenuto a nostra casa!

L’indomani Fernando ed io dedichiamo la giornata a Córdoba capital, e al suo centro. Anche in questo caso Fernando mi parla di livelli sociali, da uno a sei, e delle diversità visibili nei vari quartieri. La città ha un ritmo molto tranquillo e lento. Non ci sono tanti palazzi, ma tante case basse, con piccoli giardini e asadores.

Iniziamo dal mercato centrale dove Fernando mi mostra con orgoglio la sua macelleria, frutto del duro lavoro degli ultimi sei anni.

Proseguiamo con il Cabildo, dove approfittiamo di una bella mostra di disegni realizzati da studenti universitari, e successivamente visitiamo la Cattedrale. Entrambi gli edifici si affacciano sulla vibrante Plaza San Martin.

Pomeriggio dedicato alla cripta e alla splendida Manzana Jesuítica. Iniziamo con la chiesa e proseguiamo con un’ottima visita guidata al Museo Historico de la Universidad Nacional de Córdoba. La storia e lo sviluppo di Córdoba sono strettamente collegati con l’ordine gesuita, giunto qui per evangelizzare le popolazioni aborigene. Tutte le guide incontrate concordano con il fatto che i gesuiti a Córdoba erano decisamente all’avanguardia, sempre attenti alla cultura e all’istruzione e infatti a loro si deve la nascita della università. A Córdoba sono orgogliosi della loro università pubblica!

Ceniamo con Nicola, con il celebre fast food argentino, il lomito!

Il giorno seguente Fernando mi mostra con gioia ed entusiasmo il campo, la casa di campagna di suo fratello dove hanno intrapreso un allevamento di maiali. Ceniamo nuovamente tutti insieme; d’estate in Argentina ci si incontra spesso! Carne al disco! Grandi bistecche di manzo cotte all’interno di un disco di metallo, con cipolle e peperoni, affogate nella birra. Rigorosamente sul fuoco.

Al centro di Córdoba dedichiamo anche la mia ultima mattinata, venerdì 10 gennaio. La visita guidata del Museo de Artes Religioso y Convento de Carmelitas Descalzas de San José é nuovamente molto preziosa.

Pranziamo in un bel locale tradizionale, assaggiando Locro e Humita.

Córdoba è anche tanta Italia. Praticamente tutte le persone che abbiamo incontrato hanno almeno un nonno o nonna italiani. Piemonte, Sicilia e Friuli le regioni che abbiamo incontrato maggiormente. Così è per me un piacere incontrare Don Santos, il nonno di Fernando, figlio di emigrati siciliani e marito di una donna di Orsara di Puglia. Con orgoglio mi mostra i suoi libri di ingegneria elettrica del Politecnico di Torino sui quali scelse di studiare a Córdoba, per migliorare il suo italiano. Lui, però, in Italia non ci è mai stato, come quasi tutte le persone incontrate. Anche se tutti loro non vedono l’ora, un sogno spesso non realizzabile. Tanti sono anche i locali italiani, come ad esempio una pizzeria che vanta un museo della pizza.

Molte sono le storie di immigrati italiani a Córdoba, tra la fine dell’ottocento e le due guerre mondiali. Vi invito a leggere il post seguente per conoscere una bella storia friulana.

I diversi giorni con Fernando a Córdoba mi hanno permesso di apprezzare molto questa provincia e il suo stile di vita. Fernando mi racconta sempre di un Paese potenzialmente ricchissimo, con una terra estremamente fertile, perfetta per l’agricoltura. Certo si sente la crisi economica. Il pesos argentino vale poco, le file in banca sono interminabili e per uno straniero si rivela complicato prelevare contante. La corruzione è molto elevata. Un paese piccolo in termini di popolazione, grandissimo come estensione e dalle infinite potenzialità.

Una città ricca di attività culturali, musei, mostre. Musei spesso gratuiti o molto, molto economici (meno di un euro). Visite guidate sempre, sempre eccellenti con persone fiere del loro Paese, seppur forse in cerca di una vera e propria identità.

Bellissime le numerose auto anni ’60 e ’70. Tante FIAT, Renault Torino e la mitica camioneta Ford!

Lo stile di vita è tranquillo e ad amici e parenti piace incontrarsi con calma, semplicemente a bere un mate. Nei parchi spesso si vedono ragazzi che bevono mate ed è comune viaggiare con un thermos, l’acqua calda la si trova ovunque. Che poesia condividere un mate! C’è voglia di stare bene insieme, in modo semplice. E questo mi è piaciuto molto! Per me la parola che caratterizza questi giorni è humanidad. E tutto ciò è anche parte dei motivi che ha spinto Fernando a tornare nella sua amata e tanto bella Córdoba. Fernando me lo ripete di continuo: “Vedi Reeemi, è bellissima Córdoba”

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Hornocal

La mia giornata intera con la comunità di Ocumazo, 3 Gennaio, prevede un lungo trekking. E si è rivelato molto lungo.

Daniel mi aspetta alle 7:50 con Princesa, il suo cavallo che ci accompagnerà nella lunga camminata. 1200 m di dislivello, da 3000 m a 4200 m per circa 24 km.

La camminata è spettacolare! Durante il cammino non incontriamo nessuno. Assolutamente un privilegio. Sicuramente la mia giornata più bella del mio viaggio in solitario. Paesaggi incantevoli, una guida locale preparata, attenta e anche curiosa di ascoltare qualcosa sull’Italia.

Procediamo a passo lento tra fiori, cactus giganti e i racconti di Daniel, fino a raggiungere el Abra de Hornocal (passo). Di fronte a noi, la Cerrania de Hornocal si mostra in tutto il suo splendore. All’arrivo al passo, eseguiamo una piccola cerimonia ponendo foglie di coca tra le rocce, in omaggio a Pachamama, madre Terra. Daniel mi ripete più volte che per loro questo è un luogo speciale, carico di energia. Energia che si sente!

Ripartiamo dopo pranzo, e nel pomeriggio non poteva mancare una sosta per il mate. Il cammino è ricco di storia e fu molto utilizzato anche dagli Inca. Sono contentissimo! Provo anche un paio di tratti a cavallo.

Il giorno seguente, saluto la Comunità di Ocumazo sicuramente arricchito di questa esperienza così profonda. Non vedo l’ora di tornare sulle Ande per rivivere esperienze simili!